Il Biobenessere: la medicina del nuovo millennio

Sala d’attesa di un ambulatorio medico. Numerosi pazienti attendono di essere visitati. Una buona parte di essi sono anziani. Tutti sono lì per un bisogno contingente: un consiglio, una richiesta, raccontare un disturbo.

Salotto d’attesa di un centro benessere. Poche persone. Sono lì anche loro per un bisogno, diverso e forse meno urgente.

Cosa accomuna questi due gruppi di persone? Molto poco.

Eppure almeno in teoria sono tutte lì per un’identica necessità: sentirsi bene o meglio.

Prescindendo dall’ovvia considerazione che la percezione dello stare bene può essere diversa da persona a persona e dipende anche dalla cultura, non c’è dubbio che il risultato finale a cui tutti tendono è lo stesso.

Le strade sono però molto diverse.

Non è del tutto convincente la spiegazione che tutto dipenda dal ceto sociale e dal fatto che le une “vogliono la mutua” e le altre sono disposte a pagare: in oriente la gente pratica qi gong nelle strade e la stessa signora che non vuol pagare l’aspirina è disposta a mettere mano al portafoglio per andare dall’estetista per sentirsi più bella.

Le ragioni sono più profonde e complesse e cercherò di analizzarle in altre sedi.

Nel nostro spazio settimanale mi preme, questa volta, sottoporvi un concetto che sta alla base della mia attività quotidiana e che è il frutto di anni di esperienza, prima nel campo della medicina tradizionale, pubblica e successivamente anche di una medicina “diversa”.

Un concetto che fa da sfondo culturale, da riferimento ideale a quell’altro, quello della medicina integrata, che ne rappresenta il versante scientifico e culturale: il concetto di “biobenessere”.

Devo dire che se nell’ambito della medicina integrata mi trovo in buona compagnia, esitono anche delle riviste e delle associazioni in merito, il biobenessere è frutto unicamente della mia intuizione.

Perché mai in ambito medico tutto ciò che è benessere viene considerato secondario e comunque non meritevole di valorizzazione scientifica (al massimo viene considerato un businness) mentre dall’altra parte la sola parola salute e biochimica viene considerata tabù?

Questa differenza di impostazione, prescindendo da considerazioni peraltro importanti di ragione economico sociale, ha portato alla situazione attuale nella quale ad esempio a garantire un pubblico accesso a problematiche secondarie come molte patologie minori mentra invece alcuni aspetti “estetici” magari gravi e ed estremamente coinvolgenti la sfera psicologica vengono bollati come superflui. Ma tant’è.

In questo modo il mondo che ruota attorno al cosiddetto benessere rientra totalmente nel privato mentre la salute… è un’altra cosa.

Rimane misteriosa per me la differenza tra i due concetti.

Da anni ho comunque saltato a piè pari queste assurde differenze e attraverso le tecniche della medicina integrata perseguo quell’ideale di completezza che io chiamo BIOBENESSERE.

Se per benessere intendiamo cosmesi e trattamenti fisici, bagni termali, massaggi, ecc. e per salute i controlli degli esami del sangue e le visite periodiche dove mettiamo la dieta (con l’immenso crollario, questo sì scientifico della nutrizione -collega Paolucci docet-) e le pratiche orientali (yoga, shiatsu, ecc.)? e lo sport e l’attività fisica allora?

Cè ancora qualche collega che ha il coraggio di negarne l’importanza non solo nel mantenimento generico della salute ma come veri e proprie pratiche terpeutiche e preventive?

Come vedete è tutto un fatto di cultura e forse di poteri.

Io a questo gioco non ci sto da tempo e non mi sono mai vergognato di “passare” i miei pazienti alla mia riflessologa o alla specialista di pancafit, o di consigliare tecniche orientali di rilassamento per contribuire al trattamento di ipertensione o diabete o quant’altro.

Il problema sta secondo me nella serietà dell’approccio.

So bene che nel mondo del benessere e delle medicine alternative si vendono spesso delle chimere senza possibilità di controllo autentico e che di converso si fa lo stesso con la tecnologia degli esami inutili delle tac e delle moc, ecc.

L’importante a garanzia del cliente-paziente è che il punto di partenza, la metodologia si fondi su basi solide.

Per esempio nel mio centro si usano anche trattamenti non convenzionali, ma si parte da valutazioni basate anche su controlli ormonali e dello stress ossidativo che inquadrano il paziente anche dal punto di vista metabolico e le stesse pratiche trattamentali vengono controllate nella loro efficacia mediante test biochimici.

Si tratta solo di un esempio ma vi assicuro che si tratta di una impostazione assolutamente originale ma che ci scommetto rappresenta il futuro della medicina.

Bio o Tao? Probabilmente BIOTAO.

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